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lavoro

Celebrare la festa del lavoro

di don Riccardo Donà

Ripropongo oggi domenica primo maggio 2002 alcuni passaggi dell’omelia di Papa Francesco di Venerdì 1 maggio 2020 in casa S.Marta.

Partendo da Dio creatore il Papa ci illustra la continuazione della creazione attuata dalla sua più bella creatura “l’uomo”

«E Dio creò» (Gen 1,27). Un Creatore. Creò il mondo, creò l’uomo, e diede una missione all’uomo: gestire, lavorare, portar avanti il creato. E la parola lavoro è quella che usa la Bibbia per descrivere questa attività di Dio: «Portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro» (Gen 2,2). E consegna questa attività all’uomo: “Tu devi fare questo, custodire quello, quell’altro, tu devi lavorare per creare con me – è come se dicesse così – questo mondo, perché vada avanti” (cfr Gen 2,15.19-20). A tal punto che il lavoro non è che la continuazione del lavoro di Dio: il lavoro umano è la vocazione dell’uomo ricevuta da Dio alla fine della creazione dell’universo.

L’uomo e la sua vocazione, essere simile a Dio nella capacità di lavorare per continuare la creazione

E il lavoro è quello che rende l’uomo simile a Dio, perché con il lavoro l’uomo è creatore, è capace di creare, di creare tante cose; anche di creare una famiglia per andare avanti. L’uomo è un creatore e crea con il lavoro. Questa è la vocazione. E dice la Bibbia che «Dio vide quanto aveva fatto ed ecco, era cosa molto buona» (Gen 1,31). Cioè, il lavoro ha dentro di sé una bontà e crea l’armonia delle cose – bellezza, bontà – e coinvolge l’uomo in tutto: nel suo pensiero, nel suo agire, tutto. L’uomo è coinvolto nel lavorare. È la prima vocazione dell’uomo: lavorare. E questo dà dignità all’uomo. La dignità che lo fa assomigliare a Dio. La dignità del lavoro.

Ricordando le varie ingiustizie e schiavitù di ieri e di oggi, il Papa continua e ci esorta al rispetto della dignità dell’uomo

Ogni ingiustizia che si compie su una persona che lavora è calpestare la dignità umana; anche la dignità di quello che fa l’ingiustizia: si abbassa il livello e si finisce in quella tensione di dittatore-schiavo. Invece, la vocazione che ci dà Dio è tanto bella: creare, ricreare, lavorare. Ma questo si può fare quando le condizioni sono giuste e si rispetta la dignità della persona.

…e termina con una preghiera a S.Giuseppe patrono dei lavoratori credenti e non, e ricordo, anche patrono delle ACLI

Oggi ci uniamo a tanti uomini e donne, credenti e non credenti, che commemorano la Giornata del Lavoratore, la Giornata del Lavoro, per coloro che lottano per avere una giustizia nel lavoro, per coloro – bravi imprenditori – che portano avanti il lavoro con giustizia, anche se loro ci perdono.

E chiediamo a San Giuseppe – con questa icona [una statua collocata vicino all’altare] tanto bella, con gli strumenti di lavoro in mano – che ci aiuti a lottare per la dignità del lavoro, perché ci sia il lavoro per tutti e che sia lavoro degno. Non lavoro di schiavo. Questa sia oggi la preghiera.

Un caro augurio a tutti di buon lavoro o “buona creazione”

Don Riccardo Donà

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